LOTUS

MigrArti Spettacolo 2017

Progetto                             Associazione Culturale Nexus in collaborazione con Associazione Unione dei Tamil d’Italia

Coreografia                       Simona Bertozzi
Danza                                 Lathika Rajkumar, Sukirmitha Suthan, Aarthie Thevarajah, Dixilee Neelan, Kenisha Junius, Lakshana Sathees, Vaishnavy Sivagnanasundaram, Ashivina Kavithasan, Adsaya Asokaratnam, Laxsika Jeyarajan, Shakithya Jothi, Francesca Uthayakumar, Keerthana Kandasamy, Mathumitha Kunareshan, Aayini Ponnuthirai, Achila Metheus Anandarajan

Bharatanatyam                Sharmini Kavithasan

Tracce sonore                  Francesco Giomi,
AlarmWill Sound
Supervisione teorica      Cristiana Natali
Coordinamento tecnico Antonio Rinaldi

Video documentazione  Luca Del Pia

Con il sostegno di           Almadanza – Accademia di arti coreografiche – Bologna

Con il contributo di        Best – la cultura si fa spazio
Questa iniziativa è inserita nell’ambito del progetto Migrarti Spettacolo 2017 del Mibact – info: www.migrarti.it

Lotus è il progetto performativo della Compagnia Simona Bertozzi | Nexus vincitore del bando MigrArti 2017 del MiBACT. Prevede il coinvolgimento di sedici giovanissime danzatrici, di età compresa fra gli 8 e i 16 anni, dell’Associazione Tamil in Italia.

Lotus pone le sue basi progettuali nella possibilità di creare un dialogo tra la danza Bharatanatyam, la danza classica indiana fortemente rappresentativa della cultura tamil, e il vocabolario della danza contemporanea occidentale, proponendo delle modalità di ibridazione dei rispettivi codici tecnici. Modalità in cui la dimensione del corpo sia prioritaria in quanto luogo della compenetrazione tra azione e immaginario collettivo.
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La potenza del gesto risiede nella molteplicità delle sue sfumature, dei suoi flussi dinamici.
Può produrre forme la cui tensione disegna racconti e narrazioni, così come generare traiettorie non inscritte in un unico perimetro, ma accordate secondo un sistema di relazioni con lo spazio, di orientamento nello spazio: geometrie, gravità, contatti.

In entrambe le modalità, ciò che ne genera e fa sprigionare la bellezza, la grazia, è la capacità di tradursi in un movimento che prescinde dalla singolarità, che non racconta l’individuo, ma che va di corpo in corpo in una pluralità che tende all’universale.

In questa prospettiva di ricerca e pratica, rivolta al dialogo e allo scambio fra la fisicità del gesto e il suo divenire aderenza verso gli altri e il mondo, si è radicato il percorso di Lotus, attingendo dalla danza Bharatanatyam e dal vocabolario della danza contemporanea occidentale, alcuni aspetti fondamentali legati alla composizione del movimento e alla sua capacità di produrre immagini.

Per il Bharatanatyam le mudra possono raccontare ogni cosa, terrestre e divina. Nella danza contemporanea occidentale, l’impiego anatomico nella sua possibilità multi-vettoriale, produce un vocabolario illimitato di eventi.

Per entrambi, le variabili ritmiche permettono una definizione della grammatica compositiva nella costruzione coreografica.
Per entrambi, la composizione si relaziona per risonanza tra la scena e lo spettatore.

Lotus non si è configurato come una storia quindi, ma come un accostamento di azioni, di micro-narrazioni, poste in una orizzontalità dialogica e strutturate cercando ogni volta lo spazio idoneo per l’eterogeneità che caratterizza il gruppo presente nella ricerca di uno stato di grazia.

(S.B.)