QUEL CHE RESTA [in progress]

QUEL CHE RESTA [in progress]

 Trouver n’est pas inventer. Il s’agit moins d’une volonté que d’un désir, 
moins d’une intention que d’une attention, moins d’un savoir que d’un art.
J.L Nancy 

Concept e coreografia                  Simona Bertozzi
Danza                                               Marta Ciappina,  Simona Bertozzi
Musica                                              R. Schumann, Boards of Canada
Light design                                    Giuseppe Filipponio
Organizzazione                              Monica Aranzi
Stampa                                            Michele Pascarella
Foto e video                                    Luca Del Pia                     

Produzione Nexus 2021
Con il contributo di MiC, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna
Con il sostegno di Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze
Residenze creative nell’ambito di Residenze per artisti nei Territori a cura di Masque teatro, Artists in ResidenSì Bologna, Dialoghi / Residenze delle Arti Performative a Villa Manin un progetto CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

 

Processo creativo

Sin dall’inizio del lavoro con Marta ho cercato di attribuire allo spazio delle caratteristiche ambientali che potessero indurre a delle visioni, a delle mutazioni, a delle inattese capacità di adattamento. Dei modi inediti dello stare.

Tutto questo lasciando che fosse il movimento a impadronirsi delle geometrie, per sorprenderci, quasi nostro malgrado, in atteggiamenti di continua affezione e irresistibile risonanza.

C’era la glaciazione, dove tutto oppone resistenza, c’erano le pelli, dove la verticalità è compromessa da continue germinazioni e c’era la moltitudine, quella sezione di spazio in cui ci si orienta tra innumerevoli presenze, sbilanciando la dinamica verso un unico punto di fuga.

E poi c’era quel che resta, il territorio degli approdi per nuove ripartenze. Quello in cui la danza si congela per stare in un gesto, in una sospensione. In una ossatura che è fine e principio al contempo.

Esercitandoci su questa mappa, abbiamo depositato il primo tracciato in itinere del lavoro, rinnovandoci lo stupore per comune necessità di ingresso nella danza in quanto immersione nel corpo e possibilità di sostare nell’immediatezza.

Ce l’eravamo dette anche al telefono, durante il lockdown di primavera…

In quel vacillare del mondo, ciò che restava, tra i molti desideri, era l’ingresso nel ballo.

Il ballo più nudo possibile…

In itinere…

Le prossime fasi di ricerca e creazione continueranno da questa esperienza dello spazio come campo di possibilità e dell’ambiente come sistema di sintonizzazione intersoggettiva, per giungere alla struttura del lavoro.

Un’attenzione particolare sarà rivolta anche al rapporto con la musica, con il suono e possibile vocalità.

> teaser in progress

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Quel che resta è lavoro incluso in THAUMA, un progetto multiforme e contenitore di azioni performative di diversa natura che pongono la danza al centro della ricerca come immersione nel corpo, potenza del gesto e condizione di presenza.

Il grado energetico dominante è quello dello stupore, esperito come una irruzione improvvisa, uno sbilanciamento della postura, un’uscita da noi stessi, ma anche come occasione di accoglienza e di rinnovata esperienza.

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