“La vera felicità rappresenta il grande dilemma se non di tutti,
quanto meno dei più saggi”.
Pierre Zaoui
Joie de vivre è un pensiero in forma coreografica che si rivolge all’universo vegetale per interrogare il dialogo tra spazio e comportamento, tra il mondo e la forma visibile delle nostre intenzioni.
Joie de vivre è lo slancio vitale che informa ogni condotta emergente. È la propulsione organica che attraversa e configura atteggiamenti anatomici e risposte ambientali nell’esperienza di sé, degli altri, del territorio, del proprio habitat.
Joie de vivre si rivolge, dunque, a questa dimensione biologica dell’essere, all’inesausta interrogazione dello stare tra le cose, dell’appartenenza a un tempo e a un luogo. E tutto questo lo fa guardando l’universo vegetale per coglierne attitudini arborescenti e rizomatiche, cambiamenti di stato incorporati in una logica di trasformazioni sorprendenti, capacità tattiche, mobilità dei confini, assemblaggi di comunità transitorie.
Joie de vivre è intelligenza vegetale non teleologica. In essa non c’è progetto, direzione o scopo, nessun obiettivo verso cui tendere; solo un «fare spazio», tracciare un territorio in cui le cose accadono e l’inatteso è accolto come un’epifania, una rivelazione.
Joie de vivre dice di un’inclinazione naturale degli enti, di comportamenti emergenti e di relazioni polifoniche tra eventi ed elementi. In questi territori di confine, gli approdi non sono uniformi e le singolarità irrompono nel continuum dinamico dell’ambiente per conservare l’urgenza elementare della propria esistenza.
Joie de vivre predilige la variazione di scala, in cui le variabili ritmiche scandiscono e orientano la composizione coreografica in gesti la cui origine vegetale è cercata nella profondità dei corpi, nelle infinite spazializzazioni dell’anatomia.





“La vera felicità rappresenta il grande dilemma se non di tutti,
quanto meno dei più saggi”.
Pierre Zaoui
Joie de vivre è un pensiero in forma coreografica che si rivolge all’universo vegetale per interrogare il dialogo tra spazio e comportamento, tra il mondo e la forma visibile delle nostre intenzioni.
Joie de vivre è lo slancio vitale che informa ogni condotta emergente. È la propulsione organica che attraversa e configura atteggiamenti anatomici e risposte ambientali nell’esperienza di sé, degli altri, del territorio, del proprio habitat.
Joie de vivre si rivolge, dunque, a questa dimensione biologica dell’essere, all’inesausta interrogazione dello stare tra le cose, dell’appartenenza a un tempo e a un luogo. E tutto questo lo fa guardando l’universo vegetale per coglierne attitudini arborescenti e rizomatiche, cambiamenti di stato incorporati in una logica di trasformazioni sorprendenti, capacità tattiche, mobilità dei confini, assemblaggi di comunità transitorie.
Joie de vivre è intelligenza vegetale non teleologica. In essa non c’è progetto, direzione o scopo, nessun obiettivo verso cui tendere; solo un «fare spazio», tracciare un territorio in cui le cose accadono e l’inatteso è accolto come un’epifania, una rivelazione.
Joie de vivre dice di un’inclinazione naturale degli enti, di comportamenti emergenti e di relazioni polifoniche tra eventi ed elementi. In questi territori di confine, gli approdi non sono uniformi e le singolarità irrompono nel continuum dinamico dell’ambiente per conservare l’urgenza elementare della propria esistenza.
Joie de vivre predilige la variazione di scala, in cui le variabili ritmiche scandiscono e orientano la composizione coreografica in gesti la cui origine vegetale è cercata nella profondità dei corpi, nelle infinite spazializzazioni dell’anatomia.















